Governare il caos: la dissonanza cognitiva come strumento di Potere

La dissonanza cognitiva (teorizzata da Leon Festinger nel 1957) è lo stato di tensione psicologica che nasce quando una persona tiene contemporaneamente due o più elementi cognitivi in contrasto tra loro: credenze, valori, opinioni, comportamenti. L’essere umano ha un fortissimo bisogno di coerenza interna → quando emerge dissonanza, attiva meccanismi per ridurla il più velocemente possibile. I modi classici sono:
– Cambiare un elemento (es. modificare un comportamento o una credenza)
– Aggiungere nuovi elementi che “giustifichino” la contraddizione
– Ridurre l’importanza di uno degli elementi in conflitto
– Negare/selezionare solo le informazioni che riducono il disagio

Come si può sfruttare per influenzare/governare masse? Non si “governa” producendo dissonanza a caso, si governa provocandola in modo controllato e poi offrendo la via d’uscita più comoda per il potere. Esempi concreti di meccanismi osservati storicamente e oggi:
Creare contraddizione tra realtà vissuta e narrazione ufficiale
Es. propaganda che dipinge un paradiso (pace, abbondanza, superiorità morale) mentre la realtà è miseria/repressione/guerra.
→ La persona in dissonanza può:

  • Rifiutare la realtà (negazionismo selettivo)
  • Accettare la narrazione ufficiale come vera e adeguarsi
  • Diventare iper-zelante per convincere sé stesso e gli altri (proselitismo)
    → Esito: maggiore conformismo e radicalizzazione.
    Forzare comportamenti pubblici in contrasto con convinzioni private
    Es. obbligare a dichiarazioni/riti/atti contrari alle proprie idee (giuramenti, autocritiche, applausi forzati, certi tipi di voto).
    → Molte persone riducono la dissonanza modificando le convinzioni private per allinearle al comportamento pubblico (non il contrario).
    → Effetto: interiorizzazione dell’ideologia imposta.
    Doppia morale sistematica e polarizzazione
    Es. “noi siamo per la libertà” ma repressione selettiva solo contro gli avversari.
    Es. “lotta alla corruzione” ma scandali continui tra i propri.
    → La dissonanza viene risolta o con rimozione selettiva dell’informazione, o con tribalismo (“i nostri lo fanno per il bene supremo, gli altri sono malvagi”).
    Strategia del caos controllato + soluzione autoritaria
    Creare/sfruttare crisi multiple → senso di insicurezza → dissonanza tra “voglio essere libero” e “ho paura”.
    → Offrire la soluzione: “più controllo = più sicurezza”.
    Molti accettano limitazioni che prima avrebbero rifiutato.
    Saturazione informativa + distrazione
    Bombardare con informazioni contraddittorie o irrilevanti → la mente si stanca di cercare coerenza → apatia o delega totale a una narrazione semplice/autoritaria.

In sintesi, il meccanismo più potente non è produrre dissonanza fine a sé stessa, ma generarla strategicamente.
Impedire/rendere costosa la risoluzione razionale (accesso a fatti, pensiero critico);
Offrire la riduzione più facile = allineamento al potere/narrativa dominante

Questo schema appare in molti sistemi totalitari, ma anche in democrazie avanzate quando si vuole ottenere consenso su misure impopolari o mantenere il controllo in fasi di crisi prolungate.La difesa individuale più efficace resta la capacità di tollerare un po’ di dissonanza senza correre subito a ridurla con razionalizzazioni comode. Chi tollera il disagio cognitivo più a lungo, di solito arriva più vicino alla realtà dei fatti.

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