Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato il 21 aprile 2026 il nuovo regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT). Questo testo rappresenta un grave cedimento al paradigma tecnocratico che l’Enciclica denuncia con forza nei paragrafi 101-136.
Non è un semplice aggiornamento normativo: è l’ennesimo atto di arroganza umana che tratta la creazione come materia prima da manipolare per profitto e competitività.
Laudato Si’ non condanna ogni progresso scientifico, ma mette in guardia contro una tecnica che diventa ideologia dominante: l’idea che tutto ciò che è tecnicamente possibile debba essere fatto, senza limiti etici, senza vera precauzione e senza rispetto per l’integrità della creazione.
Il regolamento attuale incarna proprio questo errore mortale.
Le ragioni profonde per cui va emendato
- Il dominio tecnocratico sulla vita Papa Francesco scrive che la tecnica, quando si allea con gli interessi economico-politici, riduce la realtà a oggetto di possesso, mastery e trasformazione. Il regolamento classifica molte piante NGT-1 come “equivalenti alle convenzionali”, sottraendole a una vera valutazione del rischio e limitando fortemente l’etichettatura. Questo significa trattare le piante come semplici prodotti da ingegnerizzare, ignorando la rete misteriosa di relazioni che lega ogni essere vivente. Non è progresso: è hybris.
- Violazione del principio di precauzione e dell’ecologia integrale Laudato Si’ (nn. 134-136) sottolinea che non sempre viene messa sul tavolo l’informazione completa, perché prevalgono interessi particolari. Il testo attuale privilegia velocità e competitività rispetto alla tutela della biodiversità, della salute umana e degli ecosistemi. Equiparare editing genomico pesante a mutazioni “naturali” è un artificio giuridico che nasconde i rischi reali a lungo termine. La creazione non è un laboratorio da ottimizzare: è una casa comune da custodire.
- Attacco alla libertà dei consumatori e alla giustizia sociale Le associazioni dei consumatori europei (BEUC e altre) hanno ragione a denunciare la mancanza di trasparenza. Senza etichettatura
obbligatoria chiara per tutti i prodotti derivati da NGT, si nega alle persone il diritto elementare di scegliere cosa mettere in tavola. Questo è inaccettabile: viola la dignità umana e favorisce chi ha più potere economico.
Ancora più grave è il rischio di concentrazione di potere sulle sementi.
Laudato Si’ denuncia con forza come le grandi imprese biotecnologiche possano dominare i piccoli agricoltori, distruggere la sovranità alimentare e aumentare la dipendenza dei più poveri.
Se il regolamento non mette limiti severi alla brevettabilità delle caratteristiche genetiche, consegnerà di fatto il controllo del cibo a poche multinazionali. Questo non è sviluppo sostenibile: è neocolonialismo genomico.
Dove e come emendare il regolamento
Per renderlo moralmente accettabile alla luce dell’ecologia integrale di Laudato Si’, il Parlamento Europeo deve intervenire con emendamenti sostanziali prima dell’adozione definitiva:
● Etichettatura obbligatoria, chiara e visibile per tutti i prodotti derivati da NGT, senza distinzioni di categoria. I consumatori hanno il diritto di sapere.
● Valutazione del rischio obbligatoria e seria per ogni pianta NGT, con monitoraggio ambientale e sanitario a lungo termine. Il principio di precauzione non è un optional.
● Divieto o fortissime limitazioni alla brevettabilità delle piante e delle caratteristiche essenziali ottenute con NGT. Le sementi non possono diventare monopolio privato.
● Valutazione di impatto integrale che consideri non solo gli aspetti tecnici, ma le conseguenze sociali, culturali ed economiche sui piccoli produttori, sulla biodiversità e sulle generazioni future. Deve essere previsto un dibattito pubblico ampio e responsabile, con voce effettiva di scienziati indipendenti, agricoltori, consumatori e voci etiche.
Senza questi cambiamenti il regolamento resterà uno strumento al servizio del paradigma tecnocratico e del dio Mercato, non della cura della casa comune.
Concludo con le parole forti di Laudato Si’: è necessario «un dibattito scientifico e sociale responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l’informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome» (n. 135).
Oggi abbiamo il dovere di farlo. Emendare profondamente questo regolamento non significa opporsi al progresso, ma pretendere che la tecnica rimanga al servizio dell’uomo integrale e della creazione, e non il contrario. Altrimenti, rischiamo di consegnare alle generazioni future una terra impoverita, controllata da pochi e priva di vera libertà.
Ecco alcuni esempi concreti di brevetti sulle sementi detenuti dalle principali multinazionali del settore (Bayer-Monsanto, Corteva, Syngenta, BASF). Questi casi illustrano bene il fenomeno di concentrazione del potere sulle sementi e sui geni, che Laudato Si’ critica come forma di dominio tecnocratico e minaccia alla libertà dei piccoli agricoltori.
- Corteva Agriscience (ex DowDuPont / Pioneer)
● Ha depositato oltre 1.430 domande di brevetto su nuove tecniche genomiche (NGT / genome editing, inclusa CRISPR) a livello globale.
● Esempio notevole: brevetto EP 2893023 (originariamente di Dow). Copre un metodo di modifica genomica con nucleasi (tra cui CRISPR) e rivendica diritti non solo sul metodo, ma su tutte le cellule, semi e piante che contengono la stessa sequenza genetica modificata. Le specie interessate includono: mais, soia, riso, frumento, cotone, orzo, girasole, broccoli e molte altre. In pratica, chiunque ottenga una pianta con quella modifica (anche tramite incrocio successivo) potrebbe trovarsi in violazione del brevetto. - Bayer (ex Monsanto)
● Ha ereditato il vasto portafoglio di Monsanto sui semi GM e ha aggiunto brevetti su CRISPR.
● Monsanto ha storicamente brevettato tratti come Roundup Ready (resistenza al glifosato) in soia, mais e cotone, e ha intentato centinaia di cause contro agricoltori accusati di “salvare” i semi (seed saving).
● Bayer-Monsanto, insieme a Corteva, controlla circa l’80% dei brevetti relativi alle colture geneticamente modificate negli USA.
● Ha depositato numerose domande su piante NGT (editing genomico) per tratti di resistenza a stress, resa più alta o composizione nutrizionale. - Syngenta (oggi parte di ChemChina)
● Ha ottenuto brevetti su piante ottenute con metodi convenzionali, non solo biotecnologici.
● Esempio classico: brevetto sul peperone (e sul suo utilizzo come prodotto fresco, tagliato o lavorato). Questo brevetto permetteva di controllare non solo la varietà, ma anche il modo in cui il peperone veniva commercializzato e utilizzato, limitando fortemente la libertà degli agricoltori e dei trasformatori. - BASF
● Fa parte delle “Big Four” (insieme a Bayer, Corteva e Syngenta) e detiene brevetti su piante NGT e su tratti specifici (es. resistenza a nematodi nella soia).
● Ha depositato richieste su editing genomico per varie colture.
Dati complessivi preoccupanti
● Le quattro multinazionali (Bayer, Corteva, Syngenta, BASF) hanno depositato almeno 139-140 brevetti specifici sulle applicazioni delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) in Europa già nel 2023, e il numero è cresciuto notevolmente.
● Insieme controllano circa il 50-56% del mercato globale delle sementi commerciali (Bayer da sola intorno al 23%).
● Molti brevetti non coprono solo il metodo di editing (CRISPR, TALEN, ecc.), ma rivendicano la pianta stessa, i semi e i tratti genetici, rendendo difficile per gli agricoltori e i breeder indipendenti usare liberamente le varietà.
Perché questi esempi sono rilevanti per l’emendamento del regolamento NGT
Senza emendamenti forti (divieto o severe limitazioni alla brevettabilità delle piante e dei tratti essenziali ottenuti con NGT), il regolamento rischia di consegnare ulteriormente il controllo delle sementi a queste poche aziende. Questo favorisce:
● la dipendenza degli agricoltori (obbligo di riacquistare semi ogni anno);
● la perdita di biodiversità contadina;
● la concentrazione di potere economico che Laudato Si’ denuncia come incompatibile con l’ecologia integrale e la giustizia verso i più poveri.
Questi brevetti trasformano il seme — che nella tradizione contadina è un bene comune da conservare e scambiare — in una merce privata brevettata.
Ecco i casi giudiziari più significativi intentati da Monsanto (oggi Bayer) contro agricoltori per presunte violazioni di brevetti sulle sementi (principalmente per il “seed saving”, cioè il risparmio e il reimpianto di semi brevettati). Questi esempi mostrano come i brevetti trasformino il seme da bene comune in merce controllata, con conseguenze pesanti per i piccoli e medi agricoltori.
- Percy Schmeiser vs Monsanto (Canada, 1998-2004)
● Fatto: Percy Schmeiser, agricoltore canadese di canola (colza), trovò piante di canola Roundup Ready (resistente al glifosato) nel suo campo. Monsanto sostenne che aveva salvato e reimpiantato semi brevettati su circa 1.000 acri nel 1998.
● Esito: La Corte Suprema del Canada (2004, decisione 5-4) diede ragione a Monsanto: coltivare e riprodurre la pianta brevettata costituisce “uso” del brevetto, anche se Schmeiser non aveva pagato la technology fee. Tuttavia, la Corte stabilì che Schmeiser non doveva pagare profitti o danni a Monsanto perché non aveva tratto vantaggio economico dal gene brevettato.
● Significato: È diventato il caso simbolo internazionale. Schmeiser sostenne sempre che si trattava di contaminazione involontaria, ma la Corte respinse questa difesa nella fase finale. Ha alimentato il dibattito globale su brevetti vs diritti degli agricoltori. - Vernon Hugh Bowman vs Monsanto (USA, 2007-2013)
● Fatto: Bowman, agricoltore dell’Indiana, comprava regolarmente semi Roundup Ready per la semina principale, ma per una seconda semina a rischio (late-season) acquistava semi generici da un elevatore (commodity seeds). Piuttosto che distruggerli, li trattava con glifosato: solo le piante resistenti sopravvivevano. Salvava poi i semi da queste piante per reimpiantarli l’anno successivo.
● Esito: La Corte Suprema degli Stati Uniti (2013, decisione unanime) diede ragione a Monsanto. Il principio di “patent exhaustion” (esaurimento del brevetto) non si applica alla riproduzione delle sementi: piantare e raccogliere crea nuove generazioni di semi brevettati, costituendo violazione.
● Significato: Ha confermato che gli agricoltori non possono riprodurre semi brevettati nemmeno da semi comprati sul mercato aperto. Bowman dovette pagare danni. - Altri casi rilevanti negli USA
● Mitchell Scruggs (Mississippi): Vendette semi salvati da piante Roundup Ready. Monsanto vinse la causa; Scruggs fu condannato a pagare danni.
● Monsanto vs McFarling: Agricoltore che salvò e reimpiantò semi di soia Roundup Ready. Condannato per violazione di brevetto e del Technology Agreement.
● Dati complessivi (fino ai primi anni 2010, secondo il Center for Food Safety):
● Monsanto intentò circa 90-147 cause contro agricoltori americani tra il 1997 e il 2010 circa.
● Coinvolse oltre 400 agricoltori e piccole imprese in totale (incluse indagini e accordi stragiudiziali).
● Molti casi si risolsero con accordi confidenziali (settlements) prima del processo.
● Monsanto aveva un team dedicato (75 persone e budget di circa 10 milioni di dollari all’anno) per indagini su presunte violazioni.
● Ha citato anche seed cleaners (chi puliva i semi per gli agricoltori), come Maurice Parr, per “istigazione” alla violazione.
Considerazioni generali
- ● Monsanto non permetteva il “seed saving” tramite contratti di licenza (Technology Use Agreement): gli agricoltori dovevano comprare nuovi semi ogni anno e pagare una “technology fee”.
- ● Le cause riguardavano spesso non solo il brevetto sul gene, ma anche la violazione contrattuale.
- ● Critici (associazioni contadine, Center for Food Safety, ecc.) denunciano che questi casi creano un clima di intimidazione: migliaia di indagini, pressioni per accordi extragiudiziali e costi legali elevati che mettono in difficoltà i piccoli agricoltori.
- ● Monsanto ha sempre sostenuto di agire solo contro chi viola deliberatamente i contratti, non per contaminazioni accidentali (anche se alcuni casi, come Schmeiser, sono stati interpretati diversamente dall’opinione pubblica).
Un caso concreto
Un esempio concreto del pericolo che stiamo denunciando è offerto dalla storia giudiziaria di Monsanto. Tra la fine degli anni ’90 e il 2013, l’azienda ha intentato centinaia di cause contro agricoltori americani e canadesi per presunta violazione di brevetti sulle sementi. Casi emblematici come quello di Percy Schmeiser in Canada e di Vernon Bowman negli Stati Uniti hanno dimostrato come la multinazionale sia riuscita a far valere in tribunale il principio che l’agricoltore non può salvare, riprodurre e reimpiantare semi contenenti tratti brevettati, nemmeno quando questi derivano da contaminazione o da semi acquistati sul mercato aperto. Monsanto ha creato un sistema in cui gli agricoltori sono obbligati a riacquistare ogni anno i semi, pagando una “technology fee”, trasformando così il seme – dono della creazione e bene comune da millenni – in una merce brevettata sotto stretto controllo privato.
Come denuncia Laudato Si’ al numero 134, questo meccanismo favorisce la concentrazione di potere economico nelle mani di poche multinazionali, aumenta la dipendenza dei piccoli agricoltori e mina la sovranità alimentare. Senza emendamenti severi che limitino drasticamente la brevettabilità delle piante e dei tratti ottenuti con le Nuove Tecniche Genomiche, il nuovo regolamento europeo sulle NGT rischierà di replicare e aggravare questo stesso modello, consegnando di fatto il controllo del cibo globale a poche grandi imprese, in aperto contrasto con l’ecologia integrale e con la giustizia verso i più deboli.
I brevetti sulle piante in Europa.
In Europa la situazione è già preoccupante. Secondo i dati raccolti dal Centro Internazionale Crocevia, già nel 2023 le quattro grandi multinazionali (Bayer-Monsanto, Corteva, BASF e Syngenta) avevano depositato 139 richieste di brevetto all’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) sulle applicazioni delle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) alle piante. In particolare: Corteva con 81 domande, Bayer-Monsanto con 34, BASF con 18 e Syngenta con 6. Su un totale di circa 970 domande di brevetto relative alle NGT depositate all’EPO (di cui oltre 500 già approvate), la stragrande maggioranza è concentrata nelle mani di queste poche imprese. L’EPO ha inoltre concesso centinaia di brevetti anche su piante ottenute con metodi convenzionali o su geni presenti in natura (esempi recenti su lattuga, spinacio, pomodoro e mais), estendendo di fatto il controllo privato su caratteristiche che appartengono alla creazione stessa.
Questo meccanismo trasforma il seme – dono della terra e bene comune da millenni – in proprietà privata brevettata per vent’anni, obbligando gli agricoltori a riacquistare ogni anno il materiale riproduttivo e pagando licenze.
Come denuncia Laudato Si’ al numero 134, si tratta di una nuova forma di dominio tecnocratico che concentra il potere sulle sementi nelle mani di poche multinazionali, aumenta la dipendenza dei piccoli produttori e minaccia la sovranità alimentare e la biodiversità. Senza un emendamento forte del regolamento NGT che introduca il divieto o severe limitazioni alla brevettabilità delle piante, dei tratti genetici e delle informazioni genetiche ottenute con queste tecniche, l’Europa rischierà di consegnare definitivamente il controllo del cibo a pochi giganti del biotech, in aperto contrasto con l’ecologia integrale e con la giustizia verso i più deboli.
Confronto brevetti USA vs Europa.
Un confronto tra Stati Uniti e Europa rende ancora più evidente il pericolo. Negli USA, il sistema dei utility patents permette alle multinazionali di brevettare non solo i metodi di editing genomico, ma anche i tratti genetici, le piante stesse, i semi e persino le generazioni successive. Questo ha consentito a Monsanto (oggi Bayer) e Corteva di intentare centinaia di cause contro agricoltori per “seed saving”, obbligandoli a riacquistare ogni anno i semi brevettati e creando una vera dipendenza economica. Casi come quelli di Percy Schmeiser e Vernon Bowman hanno dimostrato che neppure la contaminazione involontaria o l’acquisto di semi generici dal mercato salva l’agricoltore dalla violazione di brevetto.In Europa, la situazione è diversa ma non rassicurante. L’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) esclude in linea di principio le piante ottenute con processi essenzialmente biologici, ma considera patentabili quelle ottenute con tecniche tecniche come le NGT (CRISPR e simili). Le quattro grandi multinazionali (Corteva, Bayer, BASF e Syngenta) dominano già con centinaia di domande di brevetto sulle NGT: Corteva da sola ne ha presentate decine solo in Europa. Il regolamento NGT approvato dal Consiglio nel 2026 non introduce un divieto di brevettabilità, ma solo misure di trasparenza (database pubblico e codice di condotta volontario), lasciando aperta la porta a una concentrazione di potere simile a quella americana.Come ci avverte Laudato Si’ (n. 134), questo modello favorisce il dominio tecnocratico di poche imprese sulle sementi, distrugge la sovranità alimentare dei piccoli agricoltori e trasforma il seme – dono della creazione – in merce privata brevettata. Senza emendamenti che vietino o limitino severamente la brevettabilità delle piante NGT, dei tratti genetici e delle informazioni genetiche, l’Europa rischierà di importare lo stesso sistema oppressivo già sperimentato negli USA, aggravando la dipendenza e la perdita di biodiversità.
L’impatto dei brevetti sulla biodiversità in rapporto al regolamento NGT e a Laudato Si’.
I brevetti sulle sementi hanno già prodotto un impatto devastante sulla biodiversità agricola. Negli Stati Uniti, secondo studi del Rural Advancement Foundation International, il Paese ha perso il 93% della diversità genetica delle colture nel corso del XX secolo, e questo processo si è accelerato con l’avvento dei brevetti utility e la concentrazione nelle mani delle Big Four (Bayer-Monsanto, Corteva, BASF, Syngenta). Queste quattro multinazionali controllano oggi oltre il 60% del mercato globale delle sementi e una quota ancora maggiore dei brevetti su tratti genetici e piante NGT. Il risultato è una progressiva omogeneizzazione: si privilegiano poche varietà ad alto rendimento, resistenti agli erbicidi e brevettate, a scapito di migliaia di varietà locali adattate ai territori, che vengono di fatto abbandonate o rese inaccessibili.In Europa la situazione è analoga, anche se leggermente più contenuta: centinaia di domande di brevetto sulle NGT presentate dalle stesse multinazionali rischiano di replicare lo stesso modello. I brevetti trasformano il seme – che per millenni è stato un bene comune custodito dagli agricoltori – in una merce privata per vent’anni, limitando lo scambio, il miglioramento partecipativo e la selezione in situ. Come denuncia Laudato Si’ (nn. 32-34 e 134), questa logica tecnocratica distrugge l’interdipendenza delle creature, riduce la creazione a semplice “risorsa” brevettabile e minaccia la resilienza degli ecosistemi e la sovranità alimentare dei più deboli.Senza un emendamento del regolamento NGT che introduca il divieto chiaro e vincolante della brevettabilità delle piante, dei tratti genetici essenziali e delle informazioni genetiche, l’Europa rischierà di accelerare ulteriormente questa perdita di biodiversità, rendendo il sistema alimentare più fragile, dipendente e ingiusto.
L’impatto dei brevetti sulle sementi sulla salute alimentare (nutrizione, qualità del cibo, sicurezza alimentare).
I brevetti sulle sementi non minacciano solo la biodiversità, ma anche la salute alimentare delle persone. La concentrazione del potere nelle mani delle grandi multinazionali ha favorito lo sviluppo di varietà uniformi, ad alto rendimento e spesso legate all’uso di pesticidi, a scapito della diversità genetica e nutrizionale. Studi mostrano che oltre il 75% delle calorie mondiali deriva oggi da appena nove piante, e la perdita di varietà locali ha ridotto l’accesso a cibi ricchi di micronutrienti, contribuendo al fenomeno del “hidden hunger” che colpisce un terzo della popolazione globale. Le varietà brevettate privilegiano tratti come resistenza agli erbicidi piuttosto che profili nutrizionali superiori, sapore autentico o adattabilità locale, trasformando il cibo in un prodotto standardizzato e meno denso di nutrienti. In Europa, centinaia di domande di brevetto sulle NGT rischiano di aggravare questo processo: senza limiti severi alla brevettabilità, gli agricoltori saranno costretti a dipendere da semi costosi di poche aziende, limitando la selezione partecipativa e la creazione di varietà ricche dal punto di vista nutrizionale. Come denuncia Laudato Si’, questo paradigma tecnocratico riduce la creazione a mera risorsa brevettabile, mina la sovranità alimentare e colpisce soprattutto i più deboli, privandoli di un’alimentazione sana, diversificata e accessibile. Senza un emendamento del regolamento NGT che vieti o limiti drasticamente i brevetti sulle piante e sui tratti genetici essenziali, l’Europa rischierà di consegnare la salute alimentare nelle mani di poche multinazionali, peggiorando dipendenza, malnutrizione nascosta e fragilità del sistema alimentare.
Un elemento centrale del problema è il rapporto tra il sistema dei Diritti di Varietà Vegetale (Plant Variety Rights – CPVR), basato sulla Convenzione UPOV e sul Regolamento UE 2100/94, e il nuovo regolamento sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT). Il sistema PVR protegge la varietà vegetale nel suo complesso (deve essere distinta, uniforme e stabile) e prevede due importanti garanzie: il breeder’s exemption pieno (qualsiasi breeder può usare liberamente la varietà protetta per sviluppare nuove varietà) e il farmer’s privilege (gli agricoltori possono riutilizzare una quota limitata di semi salvati, pagando un compenso). Si tratta di un modello che favorisce il progresso collettivo della selezione e mantiene il seme come bene relativamente comune.Il regolamento NGT adottato dal Consiglio il 21 aprile 2026 non modifica le regole sui brevetti (che restano regolate dalla Direttiva Biotech 98/44/CE). Introduce soltanto misure di trasparenza blande: per le piante NGT-1 gli operatori devono dichiarare i brevetti esistenti (che verranno inseriti in un database pubblico) e può esserci un codice di condotta volontario per licenze “eque”. Non c’è alcun divieto di brevettabilità delle piante, dei tratti genetici o delle sequenze ottenute con NGT, né un rafforzamento del breeder’s exemption nei brevetti.
Di fatto, i brevetti (che proteggono singoli tratti o tecnologie) continuano a sovrapporsi e spesso a prevalere sul sistema PVR, creando un “patent thicket” che limita l’accesso ai materiali di partenza, blocca i breeder indipendenti e obbliga gli agricoltori a dipendere dalle multinazionali per semi brevettati.
Come denuncia Laudato Si’, questo dualismo asimmetrico favorisce il dominio tecnocratico di poche imprese, trasforma il seme da dono della creazione in merce privata e minaccia la libertà dei piccoli produttori. Senza emendamenti che introducano un divieto o limitazioni severe alla brevettabilità delle piante NGT e un breeder’s exemption pieno anche nei brevetti, il regolamento rafforzerà la concentrazione di potere invece di servire l’ecologia integrale e la giustizia sociale.
Ecco di seguito il link della nota scritta ai parlamentari europei da ALU, Loretta Bolgan, European Consumers, in occasione dell’approvazione del nuovo regolamento europeo sulle nuove tecniche genomiche da parte del Consiglio Europeo che dovrà essere emendato dal Parlamento Europeo.
NGT: European Consumers APS, ALU e Bolgan Studi & Salute scrivono alle Istituzioni Europee contro la deregolamentazione dei nuovi OGM
Il 21 aprile 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha annunciato di aver adottato il regolamento sulle piante ottenute con alcune nuove tecniche genomiche e i relativi prodotti alimentari e mangimi. Nella nota ufficiale, il Consiglio presenta il nuovo quadro come uno strumento per sostenere competitività, resilienza e sostenibilità del sistema agroalimentare europeo.
Il punto, però, è questo: l’adozione del Consiglio non esaurisce da sola l’intera procedura legislativa. Il fascicolo risulta ancora nella procedura 2023/0226(COD) e il passaggio successivo resta la seconda lettura in plenaria, indicata per il 18 maggio 2026.




